Cassazione, maltrattamenti familiari anche se i coniugi sono separati

Cassazione, maltrattamenti familiari anche se i coniugi sono separati

Cassazione, maltrattamenti familiari anche se i coniugi sono separati

La cessazione della convivenza e la separazione poi  non escludono il reato di maltrattamenti ex art. 572 cod.pen.

di Maria Grazia Zecca *

Di recente, Corte di Cassazione ritenendo che il consorzio familiare, inteso come nucleo di persone legate da relazioni di reciproco rispetto ed assistenza, sopravviva alla cessazione della convivenza, financo, alla separazione, dichiara inammissibile ed infondato, con sentenza del 24.01.2018 n. 3356,  il ricorso di un uomo, condannato dalla Corte di Appello di Milano a otto mesi di carcere e al risarcimento dei danni, per il reato di maltrattamenti in famiglia. Decisione che censura la abituale condotta lesiva della dignità, del patrimonio morale e della integrità psichica assunta nei confronti della moglie e dei figli, rendendo dolorosa la relazione che i congiunti intrattenevano con l’uomo e vessatorio, mortificante ed insostenibile il regime di vita familiare. Il Collegio, già con sentenza n. 25498/2017, configurava il delitto di maltrattamenti in famiglia anche in danno di persona convivente o non più convivente con l’agente, quando quest’ultimo e la vittima erano legati da vincoli nascenti dal coniugio o dalla filiazione (Cfr. sentenza Cassazione penale, sesta sezione, n. 333882/2014; n. 30934/2015), ritenendo, del pari, che il reato persistesse anche in caso di separazione legale tenuto conto del fatto che tale stato, pur dispensando i coniugi dagli obblighi di convivenza e fedeltà, lasciava tuttavia integri i doveri di reciproco rispetto, di assistenza morale e materiale, nonché di collaborazione. Ed invero, il delitto di maltrattamenti in famiglia non riguarda solo i nuclei familiari costruiti sul matrimonio, ma qualunque relazione stabile che, per la consuetudine e la qualità dei rapporti creati all’interno di un gruppo di persone, implichi l’insorgenza, per un apprezzabile periodo di tempo, di vincoli affettivi, solidarietà, protezione reciproca e aspettative di mutua assistenza, assimilabili a quelli tradizionalmente propri del gruppo familiare, oggetto della tutela penale. E’, infatti, in contesti del genere che sorge la primaria esigenza di tutela assicurata dalla norma incriminatrice, cioè quella di evitare che dai vincoli familiari nascano minorate capacità di difesa a fronte di sistematici atteggiamenti prevaricatori assunti da un componente del gruppo. La fattispecie dell’art. 572 cod. pen. non esige affatto il carattere monogamico del vincolo sentimentale posto a fondamento della relazione, e neppure una continuità di convivenza, intesa quale coabitazione. E’ necessario, piuttosto, che detta relazione presenti intensità e caratteristiche tali da generare un rapporto stabile di affidamento e solidarietà. Nel caso specifico, i giudici di merito hanno adeguatamente motivato sulla ricorrenza del reato di maltrattamenti, poiché la condotta vessatoria assunta abitualmente dal ricorrente nei confronti della moglie e delle figlie, anche a causa di crisi psicotiche dovute all’abuso di cocaina, con telefonate alla utenza telefonica della moglie, ingiurie, minacce, aggressioni verbali, ha inflitto alla stessa e alle figlie un grave disagio psichico, costrette a seguire un percorso psicoterapeutico. Pertanto, è infondato il ricorso dell’uomo nella parte in cui, in ordine alla qualificazione giuridica del reato di maltrattamenti, sostiene la non punibilità delle condotte commesse a carico di persone non conviventi.

 

* Avvocato, Vice-Presidente A.D.U. (Associazione per i Diritti Umani), Lecce

Redazione

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