Cassazione, la durata del matrimonio è rilevante nella determinazione dell’assegno divorzile

Cassazione, la durata del matrimonio è rilevante nella determinazione dell’assegno divorzile

Cassazione, la durata del matrimonio è rilevante nella determinazione dell’assegno divorzile

Non costituisce violazione dell’art. 5, comma 6, della legge n.898/1970 l’implicito riferimento alla “durata del matrimonio”, quale criterio per la determinazione dell’assegno divorzile

di Maria Grazia Zecca *

Corte Suprema di Cassazione, con ordinanza del 23 marzo 2018 n. 7342, rispetto alla decisiva svolta rappresentata dalla rivoluzionaria sentenza n. 11504 del 2017, il cui orientamento, seguito e confermato da successive pronunce (Cfr. sentenza Corte di Cassazione, n. 2042/2018), ritiene non più attuale, quale criterio per stabilire il diritto all’assegno divorzile, il riferimento alla continuazione del tenore di vita goduto durante il matrimonio, individuando nell’autosufficienza economica del richiedente, analizzata nella sua specifica individualità, il parametro da rispettare, segnala una importante “apertura” nel considerare la durata del matrimonio (quasi 27 anni di matrimonio al momento della omologazione della separazione consensuale) quale “implicito” criterio di valutazione della condizione di non autosufficienza economica del coniuge debole, richiedente l’assegno di divorzio.  Durata delle nozze che, nel caso di specie, unitamente agli altri importanti parametri a disposizione della intimata, contribuisce ad accertare, sia pure “implicitamente”, la limitata capacità e possibilità effettiva di lavoro personale e di reddito della donna richiedente il mantenimento, non destinata ad incrementarsi in futuro, rendendo definitivo quanto deciso dalla Corte distrettuale genovese che, con sentenza n. 84/2016, riteneva congrua, a titolo di assegno divorzile, la misura mensile di €. 500,00. Decisione che, secondo gli Ermellini, si configura conforme alla stessa giurisprudenza di legittimità in materia di assegno divorzile, con esclusione, pertanto, di una concreta violazione dell’art. 5, comma 6, della legge n. 898/1970, sia sotto il profilo dei criteri normativi e giurisprudenziali, sia sotto il profilo dei criteri normativi e giurisprudenziale per la determinazione dell’ammontare dell’assegno, con conseguente dichiarazione di inammissibilità del ricorso e condanna del marito al versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi dell’art. 13 quater D.P.R. n. 155/2002.

* Avvocato, Vice-Presidente A.D.U. (Associazione per i Diritti Umani), Lecce                                                                                                  

Redazione

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