Carpignano Salentino: storia di una sepoltura

Carpignano Salentino: storia di una sepoltura

Carpignano Salentino: storia di una sepoltura

Nel Febbraio del 2001 il dott. Francesco Esposito commissionò dei lavori edilizi all’interno di una sua proprietà nel centro storico di Carpignano. Ben presto vide emergere una struttura funeraria, poi segnalata alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, la quale permise l’intervento del Prof. Pier Francesco Fabbri e del Prof. Cosimo Pagliara, della Facoltà di Beni Culturali dell’Università degli Studi di Lecce, a cui collaborarono studenti, laureandi e laureati.

La camera, di forma ovale, venne ritrovata in una stanza che non disponeva di pavimento, scavata ad una profondità di 2,50m, colmata da terreno nero-brunastro. Al suo interno vennero ritrovati 562 tra ossa e denti, inerenti a 7 individui che, dalle analisi di laboratorio, risultarono avere delle età differenti. Il primo individuo, denominato A, venne ritrovato al centro della fossa, in connessione, in decubito dorsale nella parte superiore e in decubito laterale nella parte inferiore, con gli arti inferiori flessi.

I restanti individui B, C, D, E, F e G vennero ritrovati ai piedi dell’individuo A, in riduzione. Si intende per riduzione lo spostamento (talvolta togliendo anche qualche osso) in un angolo della sepoltura di uno o più individui seppelliti precedentemente all’ultimo, in questo caso l’individuo A, per creare spazio all’interno della sepoltura per l’ultimo deposto. Per tutti gli individui venne riconosciuta una deposizione primaria: la decomposizione degli individui è avvenuta dunque nella stessa camera in cui furono seppelliti alla morte.

Fig. 3 = Carpignano, scheletro dell’individuo A in connessione; ai suoi piedi la riduzione degli individui B,C,D,E,F,G (da Fabbri e Pagliara, Prima di Carpignano. Documentazione e interpretazione di una sepoltura neolitica, 2009).

Attraverso il suo scheletro, l’individuo A venne identificato come un adulto di sesso maschile. Al momento del ritrovamento, i suoi arti inferiori erano flessi a 60°; l’arto

superiore destro era disteso al lato del tronco, da cui divergeva, mentre l’arto superiore sinistro, con una flessione di 90°, poggiava sul torace.

La riduzione comprendeva: B e C, due individui di sesso maschile, il primo robusto, il secondo piuttosto gracile; D, E, F e G, individui immaturi, con D di 12 anni, E di 6 anni circa, F con meno di 6 anni, e G di età compresa tra i 6 ed i 12 anni. Le ossa di questi individui al momento dello scavo si presentarono sovrapposte e nessuna connessione anatomica era stata mantenuta. Il cranio dell’individuo A era stato trattato col cinabro; anche alcune ossa della riduzione presentavano tracce di pigmento rosso. Il corredo dell’individuo in connessione si basava su un’ascia in pietra dura; nel terreno vennero ritrovati reperti ceramici, manufatti in selce, ossidiana, corallo e osso, probabilmente inerenti ad un corredo delle deposizioni precedenti.

 

 

Fig. 4 = Carpignano, scheletro individuo A e ossa inerenti agli individui B,C,D,E,F e G (da Fabbri e Pagliara, Prima di Carpignano. Documentazione e interpretazione di una sepoltura neolitica, 2009).

La posizione degli individui all’interno della camera andava così a delineare un metodo di sepoltura presente in maniera frequente nelle sepolture utilizzate per più di una volta, con l’ultimo deposto al centro e gli individui precedenti ridotti in
un lato della fossa, per far spazio.

La struttura funeraria ritrovata nel centro storico di Carpignano venne definita “a grotticella” e risale al V millennio a.C. Insieme ad un’altra sepoltura, rinvenuta nelle vicinanze nel 2003, ha permesso di delineare la particolare pratica di sepoltura utilizzata, collocandola cronologicamente. I dati archeologici accumulati non sono sufficienti per definire un nucleo abitativo esistente a Carpignano; tuttavia, secondo alcune ipotesi avanzate, questo nucleo probabilmente doveva sorgere sul rilievo su cui oggi si allarga il centro storico del paese, rilievo che nel V millennio era probabilmente valido strategicamente. Considerando inoltre che la necropoli doveva sorgere ai margini di questo abitato, una ricostruzione generale del sito si baserebbe su un centro abitato posto in cima, in posizione predominante, con una necropoli ai margini, con i vari ingressi delle tombe “a grotticella” che si aprivano su un leggero salto di quota.

Nel Neolitico le genti di Carpignano si occupavano di un’economia di tipo agro- pastorale, come testimoniato dai reperti faunistici e botanici. Venne ipotizzato il fatto che all’interno del gruppo non vi fosse una particolare differenziazione sessuale inerente alle mansioni lavorative; infine, oltre all’agricoltura e all’allevamento, venivano praticati intreccio e tessitura.

Fig. 5 = Ricostruzione dell’insediamento di Carpignano nel V millennio a.C. (da Fabbri e Pagliara, Prima di Carpignano. Documentazione e interpretazione di una sepoltura neolitica, 2009).

Il ritrovamento di Carpignano costituisce un rinvenimento eccezionale, soprattutto per l’eccellente stato di conservazione delle giaciture; a memoria di ciò, una copia della sepoltura venne riprodotta in un calco in resina poliestere autoestinguente, caricata in maniera opportuna con carbonato di calcio e fibra di vetro, a cui seguì la coloritura, in modo che la copia avesse anche la stessa colorazione dell’originale. La tomba a grotticella infine venne riprodotta in polistirolo. La copia oggi è conservata all’interno della Biblioteca di Carpignano.

La sepoltura di Carpignano, oltre alla sua importanza archeologica, ricorda anche come la fortuna sia spesso un fattore importante in archeologia: nello svolgimento di semplici lavori edilizi infatti, la fortuna si è resa la protagonista principale di questa vicenda.

Bibliografia essenziale:

DE GROSSI MAZZORIN J., RUGGE M., I manufatti in materia dura di origine animale provenienti dalla sepoltura neolitica di Carpignano Salentino (Lecce), in Materie prime e scambi nella Preistoria italiana (Atti della XXXIX Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Firenze, 25-27 novembre 2004), Firenze, 2006, pp. 865-874.

FABBRI PF., PAGLIARA C., Prima di Carpignano. Documentazione e interpretazione di una sepoltura neolitica, 2009, pp. 41-55.

TIBERI I., DELL’ANNA S., Usi funerari nel Salento del V millennio a.C. Le tombe di Carpignano Salentino (Lecce), Rivista di Studi Liguri Anni LXXVII – LXXIX, gennaio – dicembre 2011-2013, Bordighera, 2014.

Roberta Giannì

Roberta Giannì

Roberta Giannì. Nata a Gallipoli, residente a Taviano. Da cinque anni vivo a Lecce, dove frequento il corso di laurea in Archeologia, presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento. Con una laurea triennale in Archeozoologia, mi appresto ad una specializzazione in Antropologia Fisica. Ad un buono studio teorico ho da sempre affiancato numerose attività sul campo prendendo parte a campagne di scavo in Italia e all’estero. Devo la mia passione per la storia antica e per l’archeologia ai libri e ai racconti di studiosi e avventurieri, nonché ai documentari. Tutto ciò ha da sempre alimentato la mia curiosità per l’antico, tanto convincermi di voler far parte del mondo della ricerca. Studiare l’uomo e il suo progredire nel tempo mi ha fatto capire quanto importante possa essere per noi conoscere il nostro passato, perché è da questo che l’uomo può imparare come affrontare il presente e il futuro.

leave a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Create Account



Log In Your Account