La canapa, una pianta dalle mille risorse

Questa riflessione nasce da una scena singolare: un uomo che con una fiamma ossidrica mette alla prova un mattone. Questa scena fa parte di una dimostrazione di un’azienda che, in collaborazione con il Politecnico di Milano, produce mattoni di canapa. Come se l’è cavata il mattone? È rimasto intatto. Allora fra la gente che faceva capolino allo stand ci si chiedeva quello che sicuramente verrebbe in mente a chiunque vedesse tale scena: perché non si utilizzano questi mattoni? Quesito ancora di più forte quando si viene a conoscenza che questo tipo di mattoni potrebbe contribuire all’antisismicità di un edificio. Da qui è partita la ricerca riguardo la canapa, che ha portato a numerosi usi di questa e a complotti di circa 80anni fa.

Per capire meglio quello di cui stiamo trattando, e per capirblick_38_calcecanapae quanto sia assurdo quanto successo, bisogna iniziare dalla distinzione dei due tipi di canapa esistenti: cannabis sativa e cannabis indica. Il fundamentum divisionis è la percentuale di THC (tetraidrocannabinolo); l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito che sotto l’1% di THC si tratta di canapa industriale, al di sopra di canapa indiana. Quindi, per capirci, dalle infiorescenze e dalla resina della canapa indiana si ottengono rispettivamente marijuana e hashish. Il problema è che senza un’analisi è difficile distinguere quale pianta si ha davanti, ecco un punto su cui ha fatto leva il complotto a cui abbiamo accennato prima. Le proprietà teurapetiche della cannabis e, quindi, il relativo problema della legalizzazione dell’uso con questa finalità, meriterebbero un approfondimento a parte. Qui è importante capire come si è arrivati al non utilizzo di una pianta così importante in passato.

Non si può nemmeno immaginare la società antica senza la canapa, senza i suoi tessuti, senza le vele e le corde di canapa robuste e iimg-1mmarcescibili. L’importanza della canapa nelle società antiche emerge anche dalle località geografiche che portano ancora il suo nome (Canavese in Italia, Hempshire in Inghilterra, Bangladesh in Oriente sono solo alcuni esempi). La canapa è stata spesso celebrata da scrittori e da poeti, e in Italia le è stato dedicato persino un poema, Il Canapaio. L’utilizzo di questa pianta calò durante l’Ottocento, per poi essere ripreso agli inizi del secolo scorso. Vennero, infatti, studiati nuovi materiali ad alto contenuto di fibra per l’industria, materie plastiche ricavate dalla cellulosa del legno, e venne anche studiata la possibilità di fabbricare la carta col legno della canapa. Tutto questo senza dimenticare che con l’olio già si producevano vernici e carburante per auto.
Henry Ford costruì un prototipo di automobile in cui la carrozzeria, gli interni, e persino i vetri dei finestrini, erano fatti di canapa. Quest’auto pesava un terzo di
un’auto “tradizionale”.

A tutto questo si contrapposero due colossi: la catena di carta da giornale Hearst la Du Pont, produttrice di solventi chimici, necessari alla produzione della carta dal legno degli alberi.
Iniziò una martellante campagna contro la cannabis, chiamata da allora con il nome di “marijuana”, che venne accusata di essere responsabile di tutti i delitti più efferati riportati dalla cronaca del tempo. Il nome “marijuana” non era stato scelto a caso: l’utilizzo di questo termine messicano serviva ovviamente a screditare anche verbalmente la canapa, dato che il Messico era allora un paese “nemico” contro il quale gli Stati Uniti avevano appena combattuto una guerra di confine.

semi_di_canapaTutto questo portò all’approvazione nel 1937 di una legge che proibiva la coltivazione di qualsiasi tipo di canapa, quindi, non venne proibita solo la canapa ricca di resina, ma anche la normale canapa coltivata. Visto il consumo clandestino di questa “droga” nei Paesi in cui è ancora proibita, o il consumo legalizzato in Paesi come l’Olanda, il Belgio, etc, è evidente, a conti fatti, che l’unico proibizionismo che ha veramente funzionato, è stato quello nei confront
i della canapa per uso industriale.

Peccato perché oltre a sostituire il petrolio,
il legno, la carta tradizionale, e vari tessuti, la canapa può avere un utilizzo alimentare, basti pensare ai semi di canapa ricchi di acidi grassi polinsaturi e proteine; l’olio è ricco di vitamina b; può essere inserita nei processi di bonifica dei terreni, detti di phytoremediation”, per la sua capacità chelante, di assorbimento cioè del rame e dell’arsenico; il truciolato di canapa può essere usato per la pacciamatura, una delle operazioni base dell’agricoltura. Ah, e poi i mattoni di canapa assorbono CO2, che male non fa.

Marco Mariano

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