Camillini Vs Pascalini: il derby tavianese

di Nicola Serracca

Ci sono “cose” di calcio tavianese di cui si è sempre parlato, alle quali l’ambiente calcistico della nostra città ha attribuito un valore storico attraverso un costante ricordo. Fra queste c’è il derby camillini-pascalini, un confronto indimenticato che si è consegnato naturalmente alla storia del paese perché ha oltrepassato i confini del terreno di gioco del S. Giuseppe per assumere più ampi caratteri sociali e perché oggi, dopo mezzo secolo, ancora se ne parla.
Ma soprattutto perché animato da passione ed impegno. La passione e l’impegno di due diverse persone che alla domanda “che ruolo aveva in questa storia?” mi hanno risposto nel medesimo modo: “anima e corpo!”, il Dott. Camillo Macrì ed il Prof. Ezio Pasca.
Nel 1964, con la nascita della Polisportiva Tavianese Amatori di Camillo Macrì, Taviano vanta la presenza di due squadre di calcio. Accanto ai “Camillini”, infatti, il San Giuseppe ospita già la Polisportiva Libertas Taviano che diventa la squadra dei “Pascalini” con Ezio Pasca nel gruppo dirigente.
Due squadre che dividono il paese in due fazioni nelle quali converge tutto: da un lato i tifosi di Ingrosso, Perchia, Cassini… dall’ altro i tifosi di Grimaldi, Bruno, Tricarico, Leopizzi; da una parte i sostenitori di Camillo, dall’ altra i sostenitori di Ezio; Falce e Martello e “Avanti Popolo!” contro Scudo Crociato e “Biancofiore”, inevitabilmente!

I CAMILLINI

Sig. Camillo chi erano i Camillini?

“Il fenomeno dei Camillini non nasce spontaneamente ma è il risultato del protrarsi nel tempo del vecchio sodalizio della Polisportiva Tavianese del Presidente Nino Federico (non il dottore), fondatori Romano Macrì, Nino Abatelillo, Pippi Moschettini, Ianco Scategni, finanziatore Nino Coronese; squadra che vantava giocatori quali Molendini, Cillo, Carrozzini, De Santis, Cerasa, Marchiafava, Sterlicchio, potente centrattacco pagato la cifra astronomica di 500.000 lire! E tra i giocatori tavianesi il compianto Tullio Cacciatore, Francesco Grimaldi (il medico) e Francesco Grimaldi portiere.
L’esperienza calcistica dei Camillini inizia il 21 luglio del 1964, quando chiesi al Sindaco Pompilio Pizzolante (Taviano era ancora amministrata ininterrottamente dal ’46 dai Social Comunisti), la chiave della Cappaddhuzza per incontrare quanti volessero aderire alla mia idea di dare vita e forma ad una squadra di calcio. I Tavianesi vennero tutti! Feci l’elenco dei partecipanti all’incontro e di mia iniziativa scrissi una lettera targata “sezione Rodolfo D’Ambrosio, PSI,Taviano” indirizzata a Pietro Nenni. In autunno Nenni rispose inviando un vaglia bancario di lire cinquantamila che io affidai al gruppo per comprare le maglie. I soldi non erano sufficienti all’ iscrizione del campionato di terza categoria, novantamila lire mi pare, e molti di quel gruppo poi “trasmigrarono” …perché come dice il motto universale coniato dai francesi “c’ est l’argent que fait la guerre!”.
Ciononostante mi diedi da fare per dare forma alla squadra e nacque così la Societa’ Polisportiva Tavianese Amatori Calcio che disputò quell’ anno (64/65) il campionato ENAL del quale vinse la coppa! Imbattuta! Senza perdere mai una partita!
I primi Camillini erano dunque: Avvocato Romano Macrì, Presidente; fondatori: il mitico dottor Michele Abatelillo e il grande ‘Nzino Stamerra, vice presidente, Mesciu Guerino Pisanello; l’indimenticato e indimenticabile Maestro Salvatore Mosticchio, allenatore; Settimio Mercutello e Mesciu Ottavio Tunno dirigenti; gli attivisti Giorgio Mauramati, Gennaro Santacroce, Corradino Parata, Tonio Borrega; i giocatori: Pippi “Bobbi” De Solda, Attilio “Alí “ Ingrosso, Enzo Pepe, Totò Previtero, Benito Guida, Viva di Ugento (era fortissimo, comu Maradona), Pippi Cassini, Francesco Alfarano di Racale (un terzino d’ oro), Antonio Perchia, Manieri “Zampiddu” in porta, la mascotte Giovanni Mercutello. Poi Antonio Spiri e i calciatori di Gallipoli…”

1964 “I PRIMI CAMILLINI” da sx in piedi: Camillo Macrì – De Solda – Attilio Ingrosso- Ottavio Tunno – Enzo Pepe – Settimio Mercutello – Gennaro Santacroce – Salvatore Mosticchio. Accosciati: Totò Previtero – Benito Guida – (Ugento) –Viva – Pippi Cassini – Francesco Alfarano – Antonio Perchia – (Giovanni Mercutello mascotte)

Chi era Camillo Macrì nel 1964?
“Io sono nato da magnifici lombi – direbbe il grande Parini – nel vecchio glorioso PSI di Nenni, di Riccardo Lombardi, Sandro Pertini ed Emilio Lusso, tant’ è che, come correntismo, fui uno dei leader provinciali dei Lombardiani. Ero uno studente universitario alle prime armi – facoltà di pedagogia di Lecce; laurea con lode – e riuscivo in questo mio multiforme impegno a dedicarmi anche a queste cose…ho dedicato cinque anni a questa parentesi calcistica. Non rimpiango nulla, tornassi indietro rifarei il percorso con altri accorgimenti sì, ma sicuramente con lo stesso entusiasmo. E poi del senno di poi son piene le fosse!
Quindi l’ideologia, l’idealità non c’ entrano niente con questa storia, ieu ulia sciocu a pallone! Ma …dovendo instaurare rapporti organizzativi con la FIGC…sai cos’è, vero? Non è mica la Federazione Italiana Giovani Comunisti! perdona la mia ilarità…avevo dunque bisogno dell’elemento del Partito Socialista, ma la squadra non era questione ideologica!”

Allora, il ruolo di Camillo Macrì?
“Anima e corpo! Facevo tutto! le maglie, la redazione della distinta domenicale, portavo il thè all’ arbitro, squadravo il campo, trovavo i soldi per mantenere la squadra…ai giocatori andavano duemila lire in caso di vittoria, mille per il pareggio, cinquecento lire anche se perdevano…facia tuttu…con passione! PASSIONE!”

Chi erano i Pascalini?
-Guardando la foto-” Quelli della foto……con Ezio siamo non solo parenti …perché suo padre e mia madre si chiamavano “cugini-fratelli “e si volevano un bene eterno!
Con Ezio, da quando se ne venne a Taviano, stavamo sempre insieme e formavamo un gruppo affiatato con due cugini suoi e miei amici intimi di infanzia. (e qui parte una lunga disamina parentale con nomi, cognomi, soprannomi, strade, cortili, piazze, illustrando l’intero albero genealogico tavianese.… i Tavianesi come in una unica grande famiglia allargata!) Comunque io ero opinion leader … non so se sai che ho fatto anche psicologia…. E cioè u caporione era ieu! Ezio è dotato di un’intelligenza vivace, lo stimavo, lo stimo, lo stimerò sempre! Discutevamo molto noi due e divenne permanente uno scontro di idee”.

Tornando ai Camillini, dopo il campionato ENAL?
“Grazie ai finanziatori ‘Nzino Stamerra e Michele Abatelillo trovammo le risorse per l’iscrizione al campionato di Terza Divisione del 65/66 giungendo dunque al derby con i Pascalini, che incontrammo anche nel 66/67. Loro poi andarono in Seconda Divisione e noi tenemmo la squadra fino al ’69. Cinque anni belli! Nel ’66 prendemmo giocatori da Gallipoli: Villanova, Caiffa, Casalino, Fiore, Barba, Trabacca, e nel campionato 67/68 il mediano Giorgio Grazioso”
Chi considera il più forte giocatore dei Camillini?
“Trabacca! Gallipolino, ala sinistra veloce nel dribbling. Andò a finire alle giovanili della Juventus. Ma anche ricordo le giocate e i goal di Villanova, ambidestro capace di segnare direttamente da calcio d’ angolo! Casalino che rivestiva il ruolo di libero; Ingrosso, attaccante Capitano; Antonio Perchia, la grinta! bella squadra!”

CAMILLINI 1965-66. Da sx in piedi: Villanova – Caiffa – Casalino – Ingrosso – Toma – Fiore. Accosciati: Barba- Perchia- Manieri – Trabacca – ( Mercutello mascotte)

Il derby?
“Vittorie mai! Due pareggi e due sconfitte. Il primo è rimasto alla storia: il campo era pieno di tifosi. Noi eravamo in vantaggio e fummo raggiunti allo scadere della partita sul risultato di due a due. Il ritorno mi pare finì 1-1.
L’ anno successivo finì con due sconfitte: 1-0 all’ andata segnau u Luciu Chetta, Pascalinu, era almeno dieci metri in fuorigioco e l’arbitro convalidò! Il ritorno mi pare finì anche 1-0 per loro… poi ti fai dire….
La gente tifava per i miei! Perché c’era Camillo della famiglia Macrì-Abatelillo! Non era ideologia! Sia chiaro che simpatizzanti e sostenitori erano tutti di Sinistra, ma ciò non autorizza a dire che si trattava di un fatto ideologico! Io non avevo agganci! A Lecce, in FIGC sapevano che la squadra dei Camillini, ben allenata da Salvatore Mosticchio, sopravanzava tutti in qualità e tecnica! Pensa che l’avvocato Massimo Cardone, arbitro di Promozione, nel grande derby prese tanta passione per la nostra serietà, sincerità, onestà che volle venire ad allenare la nostra squadra! Già allora, figliolo, in Terza Divisione, c’ erano atti di corruttela! … Moggi nu n’ era mancu natu quando io militavo nel mondo del calcio! Di fronte a certi maneggi potevo mai resistere io? …Nicola, ti faccio una domanda io adesso: che c’ entra l’ideologia? Io sostenevo il valore della partecipazione! Spontaneità, tifo sincero, passione sportiva di ragazzi anonimi che riuscirono ad affermarsi non solo nello sport ma anche e soprattutto nella vita e nella società, quali per esempio l’ing. Franco Giannì, l’ing. Dante De Pascalis, il dirigente scolastico Pippi Cassini
Per quanto mi riguarda ho finito. Spero di essere stato esauriente.”

Il racconto di Camillo Macrì finisce così. Un racconto appassionato che alterna battute di spirito alle più svariate citazioni letterarie; un racconto interrotto ora da un pugno sul tavolo ora da una risata. Non potevo aspettarmi niente di diverso da Camillo Macrì, “medaglia al valore di Gramsci…per la diffusione di quattrocento copie de l’Unità in un sol giorno con tutti gli attivisti della Sez. “Gramsci” di Taviano…. Riconoscimento conferitogli nei primi anni ’ 70, quando non aveva ancora compiuto trent’ anni.
“Nicola io sono un Garibaldino! Un Partigiano! …aggiu rrivare a centovent’ anni, meiu te Berlusconi!”

I PASCALINI

Prof. Ezio, chi erano i Pascalini?
“I “Pascalini”, a partire dagli anni ’ 60, erano i sostenitori della squadra di calcio “Libertas” di Taviano. In quegli anni c’era anche un’altra squadra, Amatori Calcio-Taviano, messa in piedi dalla sinistra politica (mentre la Libertas era di ispirazione democristiana).
Il dirigente più in vista degli “Amatori” era Camillo Macrì, dal cui nome la fantasia popolare tirò fuori l’appellativo di Camillini. Subito la risposta: dal dirigente Ezio Pasca la “Libertas” diventò Pascalini”.
Chi era Ezio Pasca in quegli anni?
All’epoca ero uno studente universitario con la passione per lo sport e la politica.”
Qual era il ruolo di Ezio Pasca nella squadra?
“Pur essendo l’anima della Libertas, non fui mai il presidente della squadra.
Questa carica fu rivestita dai compianti Tullio Cacciatore e Ivo Spennato, da Mario Mercurio e, in anni più recenti, da Enzo Chetta e altri.”

Chi erano i giocatori più forti dei Pascalini e dei Camillini?
“I giocatori di maggior valore dei Pascalini sono stati tanti, soprattutto di origine tavianese: il compianto Roberto Leopizzi, portiere di valore che poi passò in serie C, il capitano della squadra Mario Grimaldi, i fratelli Titì e Franco Bruno, il compianto Luigi Tricarico, Lucio Chetta, Antonio Ria, e poi Enzo Bove, Totò D’Argento, Lorenzo Ria e molti altri. Dei calciatori non tavianesi voglio ricordare La Puma, Papadia, Vincenti (detto Ngiò), Viva che (passò al Lecce e giocò anche qualche minuto in un’amichevole contro il Santos di Pelé). I Camillini avevano giocatori per lo più forestieri.”

PASCALINI ANNO 1964-65- Squadra Pascalini- Libertas Taviano- Si riconoscono in piedi da sx : 1° Ezio Pasca – 2° Roberto Leopizzi – 6° Antonio De Pascalis – 7° Franco Bruno. Accosciati da sx: 1° Titi Bruno – 2° Pompeo Corsano – 3° Gabriele Coronese

Cosa ci racconta del derby?
“Il derby del ’ 64 fu il primo tra le due squadre. Preceduto da un’attesa spasmodica, fu rovinato da un vento impetuoso. Nel 1° tempo fu a favore dei Camillini, che segnarono due reti, nel 2° a favore dei Pascalini, che pareggiarono. Va detto, per amor di verità, che i Pascalini hanno vinto tutti gli altri derbies disputati.”

La Libertas di Ezio Pasca presentava una formazione di tutto rispetto annoverando calciatori mai dimenticati dall’ intero ambiente calcistico tavianese. Questa la rosa della squadra: Roberto Leopizzi (portiere), Franco Chetta, Flavio Nuzzo (Ugento), Antonio De Pascalis, Franco Bruno, Settimio Bruno (Capitano), Pompeo Corsano, Gabriele Coronese, Titta (Ugento), Lucio Chetta, Busti (Gallipoli), Gigi Tricarico, Pippi Burlizzi, La Puma (Felline), Antonio Nobile, Mario Grimaldi, Antonio Ria.
In realtà il numero dei calciatori Tavianesi della Libertas è molto più ampio in quanto il nome Polisportiva Libertas ha accompagnato la squadra di calcio del paese fino agli anni ottanta accogliendo di volta in volta le nuove leve calcistiche. Considerando quindi gli anni del derby (quattro incontri) sono questi i giocatori “Pascalini” che hanno affrontato i Camillini.
Una squadra completa e compatta, ricca di elementi qualitativamente superiori rispetto alla categoria in cui giocavano (Terza Divisione), ed infatti molti di loro hanno poi disputato campionati di categorie superiori: Leopizzi, Bruno, Tricarico, Ria…. Un gruppo capace di giocare bene sia in casa sia fuori casa. La differenza non è di poco conto, considerato che i campi degli anni ’ 60 ospitavano centinaia di persone ogni domenica ovunque si andasse. Secondo più di una testimonianza il nostro San Giuseppe, per il derby, era stracolmo all’ inverosimile di appassionati distribuiti tra la tribuna vicina all’ ingresso da via Racale, le gradinate opposte e il corridoio che le collegava sul lato corto del campo. Fungevano da posti a sedere anche il muro di cinta del campo e gli alberi più alti dell’allora campagna antistante all’ impianto sportivo (via vecchia Racale).
Scendere in campo significava anche questo: affrontare un pubblico decisamente numeroso e non sempre “amico”. Occorreva coraggio e spesso quel coraggio lo si trovava nel gruppo. La forza dei Pascalini era proprio questo: un gruppo di amici prima che compagni di squadra. Amici che si ritrovavano nel salone “Dal mio barbiere” dell’indimenticato Martino Santacroce, tifoso numero uno, sempre pronto ad analizzare partite e a dispensare consigli tattici; o prima ancora nel mitico Bar Italia di Gigi Aprile in piazza S. Martino, uno dei luoghi “sacri” del calcio tavianese, dove si discuteva di tutto ciò che riguardava il campionato e la squadra (formazioni, cessioni, acquisti, etc. etc.). Non mancavano le occasioni di svago accanto a momenti di impegno: molti giocatori ricordano ancora che “si andava tutti e tutti insieme ad assistere ai comizi del Professore Armando Ria, dirigente della Libertas e soprattutto leader politico di riferimento “.
Testimonianza emblematica della compattezza del gruppo dei Pascalini era la coppia difensiva Bruno-Tricarico. I due calciatori si conoscevano già prima di giocare per la Libertas, ma sarà questa squadra a consacrare la loro amicizia. Un’ amicizia vera, grande, nata in campo e durata una vita. Compagni di squadra e di reparto “lu ’mpà Ggì e lu ’mpà Frà” sono state due colonne portanti di quella squadra per molti anni: Franco Bruno ha giocato al calcio dal 1961 al 1983, per ben ventidue anni, diciotto dei quali sempre con la Libertas, (gli altri cinque tra San Nicola, Spongano E Matino) mai sostituito, se non per infortunio, e quasi sempre con la fascia da Capitano! (ereditata dal fratello Settimio e da Mario Grimaldi). Un’ autentica Bandiera del calcio Tavianese!

In tutti quegli anni di calcio ha conosciuto diversi allenatori, presidenti e compagni di squadra ma il ricordo più caro è sempre rivolto all’ Amico Gigi.

Franco Bruno e Gigi Tricarico

“Gigi era un giocatore atletico e velocissimo. Non aveva paura di nessuno. Giocava da terzino destro, al mio fianco, e l’uomo che gli affidavano non segnava mai! Se c’era qualche difficoltà ci cambiavamo le marcature anche contro il volere degli allenatori. Ci capivamo al volo e ci aiutavamo a vicenda. Eravamo veloci e grintosi, Grimaldi (Libero) con noi due era in una botte di ferro; ne chiamavane “i delinquenti” a tutte ’ e vanne! Gigi non è stato solo un amico, un compagno di squadra, un compare, lo considero un Fratello. Ricordo la partita Taviano-Spongano come la peggiore della mia carriera: non solo giocavo contro il mio paese, ma proprio contro di lui! Fui un disastro… (la partita finì 0-0, immaginate se avesse giocato bene?) …Per quanto riguarda i Camillini, secondo me il più forte era Villanova. Difficile da coprire. Ma con noi non vinsero mai: tre vittorie e un pareggio. Il derby più bello è stato quello in cui vincemmo 1-0 su rigore calciato da Grimaldi. Al campo c’era tantissima gente. Hanno anche scritto una poesia”.
Così era vissuto il calcio a Taviano negli anni sessanta. “Altri tempi!” può dire chi li ha vissuti. E altri tempi possiamo raccontare noi attraverso il ricordo di chi li ha vissuti. Amicizia, gruppo, appartenenza ma anche attivismo politico, confronto e scontro, ma soprattutto partecipazione. Il derby Camillini-Pascalini è tutto questo. É un evento storico non solo perché non ci sarebbero mai più state a Taviano, come non c’ erano state prima di allora, due squadre di categoria, ma soprattutto perché a quell’ evento ha partecipato, a vario modo, l’intero paese. La partita ricordata da tutti è quella del 30/3/1966 commentata cinquanta anni fa sulle pagine del pungolo sportivo da Bruno Mercurio e da Enrico D’ Ambrosio.

Camillo Macrì ed Ezio Pasca Oggi

Bruno Mercurio: “Nel derby tavianese prevale la Libertas”
[…] ”al trentaduesimo l’azione che determina l’incontro. Su un’ennesima fuga del bravo La Puma e su relativo cross un difensore tocca col braccio il pallone in piena area di rigore e l’arbitro senza esitazione indica il dischetto del rigore che il bravo Grimaldi trasforma con un bolide alla destra di Manieri.” […]

Enrico D’ Ambrosio: “il derby stesso visto dagli amatori”.
[…] “Sin dall’ inizio della gara si è preoccupato di assegnare inesistenti falli contro l’Amatori e, come se ciò non bastasse, al 33’ del p.t. si è sognato beatamente un dolce calcio di rigore.” … e bravo l’arbitro! E dei quattro falli di mano in piena area avversaria e delle provocanti scorrettezze degli avversari, cosa ne hai fatto? […]

Era rigore o no? Non credo ci sarà mai una risposta univoca. Come avete potuto capire nemmeno il resoconto di questa sfida trova comune bilancio: tre vittorie e un pareggio o due vittorie e due pareggi? Non è dato sapere con certezza. Un derby è derby tutta la vita! E come ogni storia del passato anche questa conserva qualcosa di poetico dal momento che gli è stato proprio dedicato un componimento in versi come ricordano Franco Bruno e molti altri, dal titolo “Giuramento ad Ippocrate” (di Adamo Massaro)
Il derby, come dicevo all’inizio, ha rappresentato qualcosa di più di una partita di calcio. Poi ognuno lo ha vissuto a modo proprio, ma mi sembra di capire che parteciparvi era quasi un dovere per tutti.
Nel 1991 è stata organizzata una partita per ricordare quella sfida e il risultato si è dimostrato scontato. Vi hanno partecipato tutti i protagonisti di questa storia con qualche anno in più e qualche chioma in meno, ma sicuramente con la stessa voglia di esserci. Quanto al risultato calcistico, neanche in questo caso è dato saperlo con certezza. (la guerra fredda degli anni Novanta).

Redazione

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