camBIamO VITA

Chiunque cerchi di capire qualcosa in più sugli alimenti biologici viene subito bombardato da centinaia e centinaia di referenze riguardo millantati effetti benefici del bio. Provare anche solo su internet per credere. Idem per qualsiasi altro tema “verde” per così dire; tale settore infatti pullula di mentori.

Le teorie di riferimento nel tema qui in questione sono tutte sulla linea di quella della dottoressa Michelle Schoffro Cook, un’autorità in materia di nutrizione. La Cook in un suo articolo ha elencato ben 15 motivi per cui bisognerebbe consumare prodotti biologici. Va da argomentazioni mediche a ragioni economiche, toccandone anche di etiche: sottolinea come il bio sia sottoposto a controlli più rigidi. Evidenzia il benificio economico che tale mercato può portare alla piccola e media impresa. Mette in luce le migliori condizioni in cui, con tale modello di allevamento, vivrebbero gli animali. Motivazioni per cui vale la pena sposare questa che, ormai, possiamo definire una filosofia di vitabiologico

Sorprenderà, invece, il fatto che gli argomenti di cui si “arma” chi ci bombarda (come dicevo all’inizio) non hanno niente a che vedere con quanto detto fino ad adesso. La questione che sembra più interessare è legata all’aspetto nutritivo. La stessa Cook nel suo articolo ne parla, quindi nessuna invenzione. Tutti ad abbuffarci di cibo biologico solo perché ha più vitamine e proteine.

Peccato che ci si metta sempre la scienza di mezzo. L’università di Stanford ha pubblicato uno studio al riguardo su Annals of Internal Medicine, che dimostra come la quantità di vitamine e proteine sia uguale fra cibi bio e non. Un vero terremoto per i sostenitori (superficiali) del biologico, che vedono così venire meno la motivazione più forte in fase di sostegno a questa scelta alimentare. Bisogna dire, tuttavia, che mancano ricerche a lungo termine di confronto delle condizioni di salute di un soggetto che consuma esclusivamente cibi biologici e di uno che non lo fa. Quindi ancora non si può dire che i due tipi di alimentazione siano sullo stesso piano; nell’oblio forse sarebbe meglio avvantaggiarsi evitando i pesticidi a prescindere dai risultati, che ripeto non ci sono. Di certo le argomentazioni eterogenee della Cook bastano a far sì che si riconosca la necessità del biologico, a prescindere dall’aspetto nutritivo.

Se non ci si accontenta, vi sono altre ricerche che dimostrano l’importanza vitale dell’acquisto e del consumo di prodotti biologici. Entro il 2050 la popolazione mondiale arriverà a circa 9 miliardi di individui. Per avere una chance di riuscire a nutrire questo numero impressionante di vite bisogna (fra le tante cose) che le terre si “riprendano” dai trattamenti con i pesticidi. Questa ripresa può avvenire dando spazio alle coltivazioni locali e alle specie originarie, le uniche in grado di garantire il rinnovamento genetico delle terre. In più, andando in questa direzione, si limiterebbe il trasporto di alimenti  da una parte all’altra del mondo; limitare, non eliminare è ovvio, essendo un irrinunciabile (ma controllabile) traguardo della modernità – nessuno vuole tornare al medioevo. Dei controlli e delle limitazioni in tal senso porterebbero però l’emissione di CO2 a livelli più sostenibili. Quindi al di là della quantità di vitamine che il biologico ci può dare, gli aspetti benefici per tutti che tale scelta di alimentazione può portare sono enormi. Adesso ci vorrebbe una qualche azione a livello governativo che renda il biologico  quotidianamente accessibile a tutti.

Marco Mariano

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