Buon compleanno divorzio breve

di Gabriella Tunno

Il prossimo 6 maggio saranno trascorsi due anni dall’approvazione della legge n. 55/2015, la c.d. “legge sul divorzio breve”. Il testo, che modifica la precedente disciplina, risalente alla legge n. 898/1970, si sviluppa in soli tre articoli che, mi permetterete, hanno fatto la gioia di giudici, avvocati e coniugi divorziandi.

In modo particolare, l’art. 1 della legge in questione, ha inciso in modo drastico sui tempi necessari per giungere al divorzio, riducendo la durata minima del periodo di separazione ininterrotta dei coniugi (che legittima il divorzio), nel caso di separazione giudiziale da tre anni a dodici mesi e nel caso di separazione consensuale, da tre anni agli attuali sei mesi.

Inoltre, altra novità fondamentale introdotta dalla legge n. 132/2014 è che in caso di separazione e divorzio consensuale, regolamentata con due procedure diverse a seconda che ci siano o meno figli minori o portatori di handicap, è possibile svolgere l’intero procedimento non di fronte al tribunale, come avveniva in passato, ma anche innanzi all’Ufficiale di Stato Civile, a seguito di negoziazione assistita dagli avvocati delle parti.

È da ritenere che le modifiche in parola e le altre introdotte dalla legge n. 55/2015 hanno fatto sì che nel 2015 i divorzi siano aumentati del 57% rispetto al 2014. Presso gli Uffici di Stato Civile sono stati definiti 27040 divorzi e 17668 separazioni, pari rispettivamente al 32,8% ed al 19,3% del totale.

Nonostante l’utile riduzione dei tempi, il c.d. spatium deliberandi del periodo di separazione, non è stato soppresso dal legislatore, restando ai coniugi un intervallo in cui avere la possibilità di ripensare al proprio matrimonio e al modo di tentare di ricucirne gli strappi. È significativo però il dato di forte crescita dei divorzi del 2015 (seppur in parte falsato dallo smaltimento degli arretrati). In un’epoca che ci vuole moderni ed emancipati, in cui buttare via è più veloce che ricostruire, in cui spesso non si è disposti a scendere a compromessi, forti di un’indipendenza sociale ed economica che non fa distinzioni di genere, forse a volte sarebbe il caso di fermarsi, riprendere fiato, fare mente locale su ciò che conta davvero e poi, solo dopo aver deposto le armi del duello giudiziale e aver imbracciato quelle dell’onestà intellettuale, andare avanti.

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