Babbo Natale: insegnate ai vostri bambini il valore grande dell’attesa

di Silvia Olive

Il più delle volte sono gli amici, i compagni di classe, i cuginetti o i fratelli più grandi a svelare il segreto che Babbo Natale non esiste, confessioni che incontrano le contraddizioni nei racconti che riguardano Babbo Natale, la scarsa credibilità dei fatti narrati, il cogliere sul fatto i genitori che ripongono i doni sotto l’albero: ad un certo punto questo personaggio inizia a perdere la sua immagine fantastica e meravigliosa e i bambini non ci credono più.  L’età in cui questo può accadere è molto variabile, spesso intorno ai cinque anni e fino ai sette.

Per alcuni bambini questa scoperta è stata una delusione profonda. Altri bambini, invece, arrivano a questa consapevolezza in maniera graduale e serena, tanto che faticano a ricordare anche quand’è stato il momento della verità.

Comunque avvenga questo passaggio, rappresenta sicuramente un momento di crescita per tutti i bambini ed è giusto essere attenti e sensibili ai pensieri, alle emozioni e ai sentimenti che lo accompagnano. Si tratta, infatti, di una tappa importante e delicata nella costruzione del sé, perché non è solo la scomparsa di una credenza, ma coinvolge la natura dei legami che il bambino intrattiene con le persone che gli stanno intorno e che gli hanno mentito. Perché qui ad essere in gioco non è solo la veridicità di una favola, ma il rapporto di ogni genitore con il proprio bambino e la fiducia che ogni bambino nutre nella sua mamma e nel suo papà. Il rischio, infatti, è che i bambini lo percepiscano come un vero e proprio tradimento, una presa in giro dei loro sentimenti e dei loro sogni.

Che cosa bisogna fare, dunque? Ad una certa età, si può iniziare a trasmettere gradualmente il dubbio  sull’esistenza di Babbo Natale, lasciando che faccia effetto senza insistere troppo, facendo delle domande al bambino e chiedendogli esplicitamente che cosa pensa di questo vecchietto che fa il giro del mondo su una slitta per consegnare regali: “Secondo te è possibile per una persona anziana girare il mondo su una slitta?” “Come farà ad accontentare tutti?” “Dove li metterà tutti quei regali?”. Dare valore, quindi, al loro pensiero razionale. Da qui, si può poi dare una piccola gratificazione coinvolgendo il bambino nel mantenere la finzione, per esempio con i fratellini più piccoli, in modo da farlo sentire grande. Una buona strategia è quindi sempre quella di coinvolgerli, e poi spiegare che no, Babbo Natale non esiste, ma “possiamo fare come se esistesse, a noi piace così, magari continuando a mettere i doni sotto l’albero come facevamo prima e ad aspettare natale per aprirli con mamma e papà”. In questo modo, vengono mantenuti i riti piacevoli cui si aggiunge una nuova complicità del bimbo con i suoi genitori.

Perché, va detto, continuare a trasmettere la favola di Babbo Natale è importante: la storia di quest’uomo anziano, buono, che ama i bambini di tutto il mondo e porta loro dei doni permette di insegnare molti valori importanti nella vita. Oltre alla condivisione di una tradizione, il bambino impara la generosità, la condivisione, la proporzione, lo sforzo ma anche e soprattutto la pazienza. Infatti, per un bambino attendere una data non negoziabile, ma stabilita dal calendario, è molto educativo: sperimenta la gioia dell’attesa che cresce, la condivide con gli altri e impara la pazienza. La gioia e la pazienza dell’attesa, delle tante attese della nostra vita.

Questa favola ci rimanda poi ad un’altra analogia: quella della vita intrauterina, di quel momento unico e meraviglioso in cui eravamo nella pancia della nostra mamma. Babbo natale potrebbe simboleggiare la gravidanza con il suo pancione e scendendo dal camino sembra ripercorrere lo stesso stretto tragitto che la natura ha segnato per noi, è così “proprio tu sei arrivato quasi come un dono dal cielo dopo che ti avevamo tanto desiderato”. E allora, probabilmente, il nostro carissimo Babbo Natale ha anche un altro compito, ovvero quello di riportare ogni bambino a quell’antico periodo vissuto dai loro genitori durante il quale erano in attesa della sua nascita, in cui preparavano la casa, la sua stanzetta, le sue cose, i suoi giochi, e aspettavano con ansia quel momento bellissimo.

La storia di Babbo Natale dunque, riporta i bambini al momento in cui essi stessi sono nati. Il bambino così ha la possibilità di rivivere quel momento e di rassicurarsi del fatto che tutti lo hanno realmente desiderato e atteso e hanno gioito alla sua nascita. Infatti, non dimentichiamo che il Natale mostra ai bambini quanto sono stati desiderati.

Questa storia insegna ai bambini il valore dell’essere amati e, come tutte le fiabe, dona una preziosissima rassicurazione che solo le storie e le fiabe sanno donare. Ma soprattutto insegna ai bambini che le cose vere sono quelle in cui crediamo, quelle a cui diamo valore, quelle che coltiviamo. Gli insegniamo a creare tante piccole magie intorno a noi – come il rito dei regali sotto l’albero, dei preparativi, dell’attesa – e a gioirne, ad esserne felici. Perché la felicità, infondo, è fatta di piccole cose e la vera magia è quella che siamo capaci di custodire nel nostro cuore.

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