Arte e moda: fusione esilarante

di Serena Palma

Ci sono innumerevoli modi per comprendere l’arte e le sue forme. Da fanciulli, ad esempio, un semplice tratto color verde lo si interpreta come il prato o quello azzurro come il cielo; ma poi – lo si sa – non è più così semplice definire esteticamente una forma artistica quando essa raggiunge le più elaborate fogge figurative. Certo l’arte si può manifestare in infiniti modi, si può esprimere attraverso le ‘arti maggiori’ (pittura, scultura e architettura) e si può, inoltre, rivelare nei generi meno immaginabili, ma pur sempre di grande prestigio: nella moda, nell’arredamento, nell’oreficeria e nel design.  Eppure molti pensano all’arte soltanto come a quelle forme solite ed arcaiche, sempre presenti tra le pagine dei libri lasciati ingiallire tra gli scaffali delle librerie. E invece no! L’arte svela i suoi segreti quotidianamente, quando meno c’è l’aspettiamo, quando, per esempio, osserviamo una pubblicità sui media o la promozione di un brand di bellezza, di estetica, di outfit da red carpet o delle migliori maison d’abbigliamento.

Ecco allora che arte e moda si influenzano reciprocamente, in un estasiante connubio fatto di scambi di immagini, colori, concetti ed idee. L’arte del XX secolo – si pensi- è stata fonte d’ispirazione per i più grandi stilisti italiani e stranieri che hanno voluto attingere alle maggiori opere dei pittori avanguardisti e futuristi per creare un mix perfetto tra arte, stile e sartoria. Lo aveva intuito, infatti, lo stesso stilista francese Paul Poiret, quando affermava che ciò che faceva con le mani e la mente non era molto diverso dal dipingere un quadro. Ma sarà qualche anno dopo Poiret che la stilista italiana trapiantata a Parigi, Elsa Schiparelli realizzerà una fusion sorprendente di altissimo livello tra le due discipline. La donna, volitiva ed innovatrice propose per le sue passerelle le immagini più emblematiche del pittore Salvador Dalì, con il quale ebbe un importante dialogo e collaborazione professionale, nonché amicizia e stima per il suo genio creativo. Ne è un esempio l’Abito Aragosta (1937), disegnato dalla Schiparelli di un bianco candido con una gigantesca aragosta stampata sul davanti, che riprendeva esattamente il dipinto ‘Telefono Aragosta’ (1936) di Dalì. Quest’ultimo, pittore surrealista, influenzò anche la stilista spagnola Agata de la Prada che lo citò con l’abito a cassetti e con gli occhiali enormi posti sulle teste delle modelle. Non è un caso, dunque, che il Surrealismo pittorico fu coniugato alla Pop art più colorata ed eccentrica: si pensi ad Andy Warhol, uno degli artisti più amati e rilanciati nel mondo della moda. Infatti, Pepe Jeans London (marchio inglese d’abbigliamento e jeanseria), propose l’immagine della banana di Warhol (1967), frutto dell’amore, sfavillante e giallissima, realizzata per il gruppo rock dei Velvet Underground per la copertina del loro primo album. Design e moda entrano anche nelle più belle boutique italiane, e pertanto, è doveroso citare Gianni Versace che, innamorato dell’arte figurativa degli anni del ‘900, ha preso spunto dall’arte Pop di Warhol per dar vita ad un coloratissimo tailleur corto abbellito con l’icona della famosa Marilyn serigrafata dell’artista statunitense.

Il sodalizio tra moda e arte sembra non finire mai e la giusta sinergia tra le due branche culturali sembra sorprenderci! Eppure, tale simbiosi, non è poi così lontana da noi, se si considera che molti dei grandi nomi dei  brand sartoriali e di wellness  sono legati ad altrettanti nomi di artisti della Storia dell’arte straniera. Così, anche la pittura geometrica dell’artista Mondrian entra a far parte della collezione parigina, estrosa e sfavillante, dello stilista francese  Yves Saint Laurent, che nel 1965 riproponeva  per un delizioso abitino le famose cromie e geometrie del pittore russo, dando vita ad un’esilarante collezione emblematica per gli anni Sessanta… La pittura, allora, si adagia sui tessuti morbidi dei più eleganti abiti di moda e le forme d’arte geometriche ed astratte dialogano, infine, brillantemente tra lori; ed è come rivivere l’arte a ‘tutto tondo’.

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