Anna Frank: il suo diario, i suoi sogni… l’olocausto

Anna Frank: il suo diario, i suoi sogni… l’olocausto

Anna Frank: il suo diario, i suoi sogni… l’olocausto

Annalise Marie Frank nacque il 12 Giugno del 1929 a Francoforte da Edith e Otto Frank, aveva una sorella maggiore, nata nel 1926, di nome Margot. Il padre gestiva in Germania un piccolo istituto di credito, ma la crisi del 1929 lo portò al fallimento e nel 1933, quando le leggi razziali cominciavano a far sentire tutto il loro peso, si trasferì in Olanda, dove aprì un’attività commerciale nel centro di Amsterdam. L’ infanzia olandese delle sorelle Frank trascorse in modo abbastanza sereno, Anna venne iscritta alla scuola Montessori dove potè ricevere quell’attenzione didattica di cui necessita una bambina piena di curiosità e di domande, come lei era.

La serenità durò fino al 10 maggio del 1940, quando le armate di Hitler invasero l’Olanda ed anche in questo Paese agli ebrei vennero poste le stesse limitazioni già attuate in Germania. Otto Frank dovette cedere formalmente l’attività al suo impiegato Jo Kleiman e le ragazze, non più ammesse nelle scuole statali, proseguirono gli studi in istituti ebraici. Nel giugno del 1942, in occasione del suo tredicesimo compleanno, Anna ricevette in regalo un diario; intorno a lei la situazione stava precipitando e proprio quel diario sarebbe diventato uno dei più famosi memoriali della Shoah.

Il 5 luglio 1942, infatti, Margot Frank ricevette per lettera l’ordine di recarsi in un campo di lavoro tedesco, fu in quel momento che i genitori decisero di nascondersi in un rifugio situato nel retro della loro ditta, il cui accesso era nascosto da una libreria girevole. La vita nell’alloggio segreto era molto dura, soprattutto per la continua paura di essere scoperti. Intanto l’azienda continuava la sua attività giornaliera e solo di notte, quando tutti erano andati via, i prigionieri potevano abbandonare l’umido e buio nascondiglio per trasferirsi negli uffici della ditta.

In quel periodo, Anna si sfogava sul suo diario e così scriveva: “Il tempo spensierato e senza affanni della scuola non tornerà mai più” oppure “Cerco un mezzo per diventare come vorrei essere e come potrei essere se… non ci fossero altri uomini al mondo” ed ancora “La cosa migliore è poter scrivere i miei pensieri e i miei sentimenti, altrimenti soffocherei completamente”. Nel diario troviamo anche un’elencazione dei divieti imposti agli ebrei, primo fra tutti, la stella di Davide da portare come segno di riconoscimento sui vestiti.

Durante la prigionia i Frank vennero aiutati da alcuni amici, si trattava dei coniugi Gies (proprio alla signora Miep Gies dobbiamo il salvataggio del diario!) e di alcuni impiegati della ditta, che portavano loro viveri e informazioni dall’esterno. Tutto questo si protrasse fino al 4 agosto del 1944, quando nel rifugio irruppe la polizia ed arrestò la famiglia in esso nascosta. I Frank furono dapprima internati nel campo di Westerbork ed in seguito, il 3 settembre, trasferiti ad Auschwitz, dove Otto venne separato dalla moglie e dalle figlie.

La madre Edith morì di fame nel gennaio del 1945; le due sorelle morirono di tifo nel febbraio del 1945; il padre Otto, nascostosi in infermeria e liberato dai sovietici, fu l’unico a salvarsi.

Anna era una ragazzina molto brava a scuola e con un grande senso dell’umorismo, forse sarebbe diventata una scrittrice o, magari, una giornalista, se… se, come leggiamo nel suo diario, non ci fossero stati certi uomini al mondo!

Gabriella D'Aquino

Gabriella D'Aquino

Nata a Lucerna, ma cresciuta a Casarano, dove attualmente vivo. Mi sono laureata in Giurisprudenza a Bari e lavoro come operatrice in un call center. Tra codici di diritto e consulenze telefoniche, coltivo due grandi passioni: il canto e la scrittura. Cantando e scrivendo mi sollevo da terra e comincio a girovagare tra le nuvole... un posto che adoro!

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