Allarme dell’oncologo Federico: “tumori al seno, ritardi sempre più pesanti negli screening”

di Massimo Federico *

Ottobre è da molti anni il mese dedicato In tutto Il Mondo alla lotta al Tumore alla mammella. Ma nel Salento piuttosto che Indossare simboli di colore rosa dovremmo indossare la ma. glia nera degli ultimi in classifica. Le donne che nel Salento si ammalano di tumore al seno hanno il sacrosanto diritto di avere la malattia diagnosticata con precocità, essere curate nella propria terra e soprattutto essere curate al meglio. Purtroppo nel Salento questi diritti non vengono ancora garantiti pienamente, lo screening di popolazione non viene condotto con la stessa efficacia del resto dell’Italia, molte volte la diagnosi viene fatta tardivamente, non esistono percorsi diagnostico terapeutici degni di questo nome i centri di senologia (Breast Unit) non esistono neppure sulla carta, Il fenomeno della migrazione sanitaria è purtroppo ancora una triste realtà.

La diagnosi precoce è condizione indispensabile per migliorare la curabilità dalla malattia. Rendere efficaci i programmi di screening mammografico e di conseguenza di diagnosi precoce è quindi un obbligo primario dl chi amministra per conto del popolo. Per le donne di età compresa tra 50 e 69 è indicata una mammografia di screening ogni due anni. In Italia, nel 2011-2012, quasi 5.300.000 donne di età 50-69 anni sono state invitate a sottoporsi alla mammografia di screening, e circa 3.000.000 sono state esaminate. L’estensione teorica è risultata pari a 94,4 per cento, mentre quella effettiva è stata del 73,3 per cento. Il confronto tra le Regioni del Nord e del Centro con quelle del Sud Italia rivela ancora uno squilibrio nell’estensione dello screening: mentre a Nord e al Centro l’estensione effettiva è rispettivamente del 94 per cento e dell’86% per cento, nel Sud il valore registrato è inferiore al 40 per cento.

In Puglia, regione con una popolazione nel 2012 di 2.087.697 donne, sono state invitate a partecipare allo screening 246351 donne su 507,678 aventi diritto. E solo 131.000 hanno aderito all’invito (Fonte: Leonardo Ventura, Daniela Giorgi, Livia Giordano, Alfonso Frigerio, Paola Mantellini, Marco Zappa and the italian breast cancer screening survey group. Lo screening mammografico In Italia: survey 201-2012, EpidemiolPrev 2015; 39(3) Suppl 1: 1-125). Nel 2019 in uno dei distretti della ASL Lecce, a fronte di una popolazione target di 13.000 donne, sono stati Inviati solamente 3.700 inviti (copertura pari a meno del 30 per cento) e le adesioni sono state circa 1.600 (43 per cento delle donne invitate, meno del 13% della Popolazione target). Anche tenendo conto che la mammografia di screening viene proposta ogni due anni, il dato che emerge con estrema chiarezza è che il totale delle donne che nel biennio 2011-2012 potrebbe avere eseguito la mammografia sarà stato pari a meno del 25 per cento della popolazione target. In Emilia Romagna, dove gli screening sono stati avviati fin dal 1996, nel 2008 la percentuale di adesione all’invito è risultata superiore al 70 per cento, con il 72 per cento dei tumori diagnosticati in fase iniziale e con una riduzione del tasso di mortalità atteso del 56 per cento.

Se questi sono i dati, si deve concludere che il Salento rappresenta oggi una area geografica “sottosviluppata” dove la mancata applicazione dei programmi di screening espone molte donne al rischio dl diagnosi tardiva, con le conseguenze che tutti possono immaginare. Così come è un dovere assicurare i più idonei ed efficaci percorsi diagnostico terapeutici consentendo alle donne di curarsi bene rimanendo nella propria tema, accanto alla propria famiglia, magari continuando a lavorare (perché il lavoro ci può far sentire vivi!). Doversi allontanare dai familiari, dai propri bambini, per curarsi bene è una ulteriore gravissima ingiustizia per una donna che già lotta per non perdere sé stessa. Grazie alla diffusione dei programmi di diagnosi precoce ed alla maggiore efficacia delle terapie oggi disponibili, molte donne possono guarire e tornare “attive come prima”.

* (Oncologo Medico; Presidente Associazione Angela Serra per la Ricerca sul Cancro)
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno, ed. Lecce, 24/10/2017 (pagg. I e V)

Gabriele Pasca

Giornalista, anche sportivo. Interista, zapatista, pessimista e tante altre cose in -ista. Classe 1992, studente di giurisprudenza. Leccese ma anche modenese. Insomma, tutto e niente.

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