Alla scoperta di Fedro…l’inventore della favola

Alla scoperta di Fedro…l’inventore della favola

Alla scoperta di Fedro…l’inventore della favola

Fedro è il primo autore all’interno della cultura greco-romana ad aver realizzato una raccolta di versi favolistici destinati alla lettura.

Nato tra il 20 e il 15 a.C., fu portato a Roma in tenera età nella condizione di schiavo. Dopo la morte di Augusto, passò alle dipendenze di Tiberio: i suoi scritti suscitarono l’ira da parte del prefetto del pretorio Seiano, il quale trovò delle allusioni alla sua persona e decise di condannarlo in un processo in cui, come descrive lo stesso Fedro, vide Seiano essere al tempo stesso giudice, accusatore e testimone. Nonostante la pena, continuerà a scrivere ancora sotto Caligola e Claudio, fino alla sua morte, avvenuta presumibilmente nel 50 d.C.

Fedro, tuttavia, rimane una figura del tutto nascosta e celata ai suoi contemporanei: sia Seneca che Quintiliano lamentano la mancata esistenza di un corrispettivo di Esopo nel mondo latino e, soprattutto, non citano il nome di Fedro quando trattano la favola come utile supporto all’esercitazione retorica. Nel XIX secolo, grazie agli studi dell’umanista Niccolò Perotti sono state riportate alla luce 32 favole considerate autentiche e che saranno fonte d’ispirazione per gli scrittori successivi, come ad esempio La Fontaine nella Francia del 600’.

Le favole di Fedro, raccolte in cinque libri, adottano la metrica del senario giambico a testimonianza della volontà dell’autore di inserirsi nella tradizione comico-realistica, il cui iniziatore fu Archiloco. Nel prologo del primo libro, lo scrittore afferma di essersi limitato esclusivamente a rifinire la materia già trattata in precedenza da Esopo; tuttavia, nel corso della narrazione e nei successivi libri, si nota un progressivo distaccamento dal modello greco. Infatti, Fedro adotta nuove tecniche di linguaggio ed inserisce, accanto alla storia principale che vede come protagonisti gli animali, anche figure umane. Caratteristiche fondamentali del suo stile sono la brevità e il simbolismo. Ogni favola si basa su due elementi costruttivi fondamentali, ossia l’aspetto narrativo e l’aspetto morale, che esplicano il suo intento di far suscitare il riso nel lettore, fornendo degli insegnamenti che possano essere d’aiuto (consilio monet). Tema ricorrente è il predominio dei forti sui più deboli, come dimostra la favola del lupo e dell’agnello, sotto cui, molto probabilmente, si nasconde la reale esperienza vissuta da Fedro stesso, costretto a sottostare al volere dei suoi padroni.

Giacomo Rimo

Giacomo Rimo

Diciassette anni, passione per il teatro e per il giornalismo, amo lo sport e la letteratura. Per La Piazza Magazine parlo di calcio e di mercato.

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