Addio a Guglielmo Minervini, “guerriero della vita”

Di Marco Mastroleo

Avete presente i luoghi comuni e la retorica? Ecco Guglielmo Minervini, “Gu” per tutti, lo puoi raccontare in due modi: facendo un uso spropositato di retorica e luoghi comuni oppure con quella semplicità che gli era propria. Tra tutti i messaggi di cordoglio, uno mi ha colpito particolarmente, quello degli avversari, quello del gruppo “Conservatori e Riformisti” (sì, proprio loro, gli acerrimi nemici): “Guglielmo Minervini non è stato un avversario politico. Ai nostri occhi era un appassionato della politica e un guerriero della vita!” Probabilmente è la sintesi giusta di un uomo giusto, e proprio chi lo ha combattuto da anni ne può rivelare il “segreto”.
Con quell’estetica da sfigato Clark Kent ma, quando c’era da combattere, altro che Superman. Un nerd che finalmente coglieva l’ironia, il sarcasmo e le mille passioni umane. Abile a comprendere la natura della tecnologia e degli strumenti informatici che vanno usati come “attrezzo” politico essenziale, ma di cui è saggio abusare. La politica fatta in casa, la piazza, gli sguardi, gli abbracci, gli odori, questo era Gu.
Con il suo maglioncino sopra la camicia, con una giacca in cui, nell’ultimo periodo, ne sarebbero entrati due. Nonostante tutto era lì: a combattere le battaglie più giuste. Come quella contro il caporalato, che riduce i migranti a veri e propri schiavi; lui non aveva timore di scagliarsi contro il governo nazionale e sostenere “che, ancora una volta, la Puglia era sola nel combattere questa difficilissima battaglia”. Gu era molfettese, era stato sindaco di quella città del sud, città che aveva adottato un altro grande maestro, Don Tonino Bello, figura carismatica che va oltre ogni classificazione e che sfonda il confine laico/religioso che, come tutti i confini, rende ciechi ed arroganti. Ed in Gu i tratti laici di quell’amore cristiano verso il prossimo erano evidenti e tangibili, quel costruttore di ponti dotato di una super-vista ed uno sconfinato altruismo aveva trasferito i suoi super poteri nel Clara Kant di Molfetta. Come per la sua professione, anche per l’aspetto religioso ha avuto la capacità di prendere l’essenza delle parole e del vissuto di Don Tonino e renderle fragranze gradevoli che arrivavano anche ai cuori più ruvidi ed aspri. Ma quello del non cadere nella retorica e nei luoghi comuni è esercizio complesso quando si prova a fare le fotografie dei grandi.
Guglielmo è stata la spina dorsale di quella tanto decantata “primavera pugliese”, è stato colui che è riuscito a fare sintesi tra innovazione e tradizione. La Puglia, suo orgoglio insieme a tutto il meridione, che veniva proiettata in quel futuro che oggi è ormai passato e presente, senza scordarsi di quella terra arsa e greve piena dei mille difetti ancora da “formattare”.
Nel suo ultimo messaggio su Boniface è riuscito a tenere dentro poche righe il pragmatismo di un uomo razionale (la fiducia nei medici), il privato (l’amore verso la moglie ed i cari), la religione come riferimento contro mostri sconosciuti (la voglia di farcela senza mai perdere il senso anche dentro il mistero della malattia) e un’infinità di speranza (“Ci risentiamo tra un po’. Sicuro”).
Molti di noi a quelle parole ci hanno creduto…
La moglie di Gu il giorno del suo funerale ha chiesto di non far diventare la sua figura “ingombrante”. Anche noi vogliamo credere che la sua leggerezza vada preservata. Gu per me, per noi, è stato riacquistare l’olfatto dopo un brutto raffreddore. Non potete immaginare come si vive senza percepire gli odori ed i gusti. Lui è stato e sarà sempre quell’olfatto riacquistato, lui è stato e sarà sempre la politica che profuma di fiori di campo in primavera. Ed a lui ci ispireremo…

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