5G: poniamoci delle domande

Sempre più affamati di velocità, mai sazi delle tecnologie esistenti, l’arrivo del 5G è visto dai più come un evento epocale. Ma cos’è il 5G?

La risposta sta nel nome stesso: 5G = quinta generazione, di reti wireless a banda larga. Questa tecnologia mira a trasmettere dati a velocità 50/100 volte rispetto al 4G. La nuova “necessità” di miglioramento è dovuta quello che viene chiamato “internet delle cose” (Internet of Things, IoT), che si riferisce agli oggetti di uso comune (orologi, tv, assistente per la casa, frigoriferi, etc.), che sfruttano la tecnologia per realizzare un’esperienza di vita sempre più “smart”.

Fin qui nessun problema, da sempre l’uomo insegue l’evoluzione per migliorare la propria esistenza; in quest’ottica avere un frigorifero che fa la lista della spesa in base a ciò che dobbiamo cucinare potrebbe essere molto comodo per molti.

I problemi nascono quando quest’evoluzione tecnologia reca in sé grossi danni per la salute. Il 5G sfrutta onde radio millimetriche (tra 30 e 300 GHz), costituendo un pericolo di aumento delle malattie legate alle onde radio. L’elettrosmog è un problema che viene troppo spesso ignorato. Effettivamente non ci sono studi che dimostrano al 100% la dannosità della rete 5G, ma se questi non vengono nemmeno effettuati è difficile avere una risposta che non abbia alla base solo supposizioni.

Proprio questo è il punto. Questa accettazione passiva di qualsiasi mutamento è l’espressione di un annichilimento cerebrale dell’uomo, che messo di fronte alla possibilità di ordinare una pizza con l’orologio va in brodo di giuggiole dimenticandosi del proprio corpo. Per concludere, non è il 5G il problema, come non lo è qualsiasi altra tecnologia, ma è il fatto che non ci chiediamo se quello che ogni giorno utilizziamo può recarci danno.

Marco Mariano

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