Il 18 Luglio del 1610 moriva Caravaggio, il trasgressore della Belle Epoque

di Serena Palma

Corre oggi l’anniversario di morte del grande pittore italiano Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio dal paese originario lombardo da cui ha preso il nome.

Per niente apprezzato agli inizi del XX secolo, considerato troppo crudo nei fasti della Bella Epoque, l’artista, pare fosse stato il primo grande ‘trasgressore’ dei parametri del gusto del bello fino ad allora condivisi ed acclamati; con lui, infatti, si chiude del tutto un ciclo durato un secolo e mezzo che aveva fortemente creduto nella necessità di reinterpretare i modelli classici e l’antichità.

‘Pittura di genere’ è il linguaggio artistico narrato nelle sue opere e così definito da storici e critici d’arte, intendendo con tale accezione un tipo di pittura che porta in scena il naturalismo sfrenato, la quotidianità realistica, dunque, in altre parole la traduzione naturalistica del mondo attorno a sé.

Caravaggio, di spirito ribelle, rinnovò i consueti schemi formali proponendo ‘nature morte’, ossia composizioni di frutta, di fiori e di oggetti ritratti dal vero, che spesso, però, suscitarono scandalo fra i contemporanei, al punto da indurre alcuni committenti a rifiutarne le opere.

Ciononostante i suoi dipinti più importanti risentirono del sostegno di qualche ricco e appassionato mecenate, sensibile al suo talento, nonché alle sue nature morte ricche di contrasto cromatico tra luci ed ombre. Queste, infatti, erano delle composizioni inedite: vasi e ampolle traboccanti di fiori, ceste gustose di frutta di stagione, talvolta bacata dal tempo, ma che pur sempre fa venire l’acquolina in bocca allo spettatore che le osserva.

A ben intendere, dunque, l’artista si era formato all’interno della tradizione ‘manierista’, ma la sua cultura ed il suo gusto mostrano perfettamente l’influenza della tradizione lombarda del XV-XVI secolo.

Tra le tante opere del Caravaggio è doveroso ricordare alcuni splendidi esempi di nature morte colme di frutti genuini, simbolo dell’abbaondanza della natura (fichi, mele, uva e melagrana):

“Giovane con canestra di frutta” (Roma, Galleria Borghese), “Bacco”(Firenze, Galleria degli Uffizi) e “Canestra di frutta” (Milano, Pinacoteca Ambrosiana).

Il Merisi, dunque, che aveva gettato con i suoi dipinti le basi ‘d’una sensibilità rinnovata’, col tempo è divenuta una delle figure più affascinanti della storia dell’arte d’Italia, ed oggi 18 Luglio 2017 lo ricordiamo, a ben 407 anni dalla sua scomparsa, per il suo estremo vigore nel riprodurre la realtà quotidiana. Con lui l’opera d’arte diveniva, quindi, lo specchio della natura.

Chi non vorrebbe gustare le prelibatezze effigiate nei dipinti del Merisi, che con i loro colori, con le loro lucentezze e trasparenze raccontano di un mondo umile del popolo contadino!?

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